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mercoledì 26 marzo 2014

Chi sei veramente

Oggi mi sento vuota, logorata da mille ansie. 
Ci sono giornate che iniziano per essere vissute con insofferenza fin dal primo istante: oggi è una di queste. Non starò a dilungarmi su quei problemi che avrò di cui avrò sicuramente modo di parlare più avanti, cose che mi porto dietro da una vita; voglio parlare di quella piccolezza che fa scacco matto alla tua serenità, la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso.
Sono da sempre una persona affabile, disponibile, socievole, ma mai sfacciata e invadente. Per quanto questo blog possa dare un'immagine alterata di questa descrizione, vi posso assicurare che difficilmente do adito agli altri di pensare cosa abbia dentro, quali che siano siano i miei problemi: se accade, è solo per brevi momenti ed accorgendomene provvedo subito a scusarmi e a giustificarmi.
Non amo che gli altri possano leggermi in faccia un turbamento che appartiene solo a me. Sono piuttosto gelosa delle mie emozioni negative, prima di manifestarle impiego del tempo.
Stamane una delle mie amicizie più salde nella città dove studio (e dove ormai vivo), nonché mia collega, mi è sembrata particolarmente distaccata: provando a chiederle a fine lezione cosa avesse, mi ha risposto che mi vede cambiata, fredda; in modo particolare, ha sottolineato che la tratto molto diversamente da come l'avevo abituata per quasi un anno e mezzo. Settimana scorsa avevamo già avuto modo di parlare di queste "sensazioni", dal momento che era stata lei a chiedermi se ci fosse qualcosa che non andasse in me. Venerdì mattina andremo a prenderci un caffè insieme, per chiarire.
Il fatto è che questa mia amica non rientra neanche lontanamente nella sfera delle mie preoccupazioni. Posto che ci troviamo entrambe in un periodo piuttosto pieno per via dello studio e dei nostri altri impegni, non credevo che un giorno mi sarebbe venuta a dire qualcosa del genere. Mi sono sentita dire: "A volte basta uno sguardo" o ancora "Se vuoi continuare a convincermi con la tua solita gentilezza che va tutto bene, io lo accetto"; quest'ultima frase è stato un colpo basso, da come la vedo: come ho spiegato sopra, sono cortese con tutti ed è davvero difficile che io mi comporti in modo sgarbato in pubblico (l'unica con cui mi capita di perdere seriamente le staffe, lo ammetto, è mia madre). Io so perfettamente di quale persona stia parlando la mia amica, perché è la mia "persona", nell'accezione latina del termine, ovvero quella maschera che tutti indossiamo nel quotidiano. Non voglio scadere nel banale, dicendo che tutti recitiamo ruoli e raramente siamo noi stessi, ma posso garantire che io ho piena coscienza della percezione che regalo agli altri di me. So che tipo di persona vedono. So perfettamente che la "solita gentilezza" a cui la mia amica allude viene percepita molto spesso di per sé come pacata, in certi termini formale o addirittura distaccata. La cosa non mi disturba, perché è nel mio pieno controllo e ne sono consapevole. La mia inquietudine nasce quando chi mi sta attorno vede oltre o - peggio ancora - fraintende, come in questo caso. 
Vi è mai successo?
In questi casi divento ansiosa, desiderosa di altro vuoto.
Oggi digiunerò. Non sono a stomaco vuoto da stamattina, ma ora ho totalmente perso l'appetito. Come se non bastasse, quando incappo in queste situazioni, sono anche meno reattiva e produttiva. Detesto queste giornate, le odio.



6 commenti:

  1. Mi ritrovo moltissimo in questo tuo racconto: anche io cerco sempre di mostrarmi all'esterno molto diversa da come sono realmente, dentro un groviglio di dubbi, di angosce e di paure e fuori invece forte, determinata, per molti una spalla su cui piangere. Che poi, a me piace moltissimo aiutare gli amici perché mi fa sentire utile e apprezzata (e per chi ha sofferto per anni di depressione è molto importante) ma poi mi sembra che gli altri si dileguino quando sono io ad aver bisogno di un sostegno. Insomma, mi sono trovata anche io nella situazione che descrivi, abituando le persone a vedere in noi un punto di riferimento, sempre carine e affabili, se ci capita un periodo no gli altri ce lo fanno subito notare.
    Spero che la giornata finisca meglio di come è cominciata, un abbraccio!

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    1. È strano come a volte, proprio dopo aver indicato la direzione da seguire agli altri, ci si renda conto di aver bisogno di una bussola.
      Le guide migliori si saranno mai perse una volta nella loro vita?
      Speriamo sia cosí: vorrebbe dire che siamo sulla buona strada.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. A me piace leggere dopo aver scritto. :) Divaga tutte le volte che vuoi.
      Ti ringrazio per la tua presenza.

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  3. Ciao... Anche io mi ritrovo molto in questo post. Da quando ho aperto il blog, un po' per il tuo stesso motivo, un po' perché avevo bisogno di non essere completamente sola a combattere, ho trovato sostegno e comprensione, tranne che su una cosa: nessuna, giustamente, capisce per quale motivo io mi tenga tutto dentro, precisamente il mio tormentatissimo disturbo alimentare; perché, soprattutto, io lo nasconda al mio ragazzo, sapendo che cosi facendo non sto creando altro che un rapporto in cui fingo di essere libera e felice.
    non lo so: hai mai sentito dire che quando trasformi in parole quello che hai dentro, tutto perde la sua importanza? Si svuota, diventa banale, stupido? Ecco , è questo. Bellissimo blog, un abbraccio.

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    1. Le parole che muoiono sono quelle dette o non dette?
      Questo lo devo ancora capire.
      Un abbraccio.

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