Sono tornata da poche ore in quella che sento ormai essere la mia città e la mia vera casa. Ogni volta che entro a casa dei miei, nel mio vecchio domicilio, mi sento un'ospite e nulla più; il mio umore ne risente molto spesso, la mia voglia di fare a volte viene meno: è come se il disagio del mio passato mi ingabbiasse in quella stanzetta in cui ho pianto, ho riso, ho fatto l'amore di nascosto, ho cantato, ma soprattutto, ho sognato di essere altrove. Per fortuna, questa volta, sono partita dalla città in cui studio sulla scia di una serie di sentimenti positivi ed ho sfruttato la loro carica per i due giorni seguenti.
La carica in questione è scaturita dal chiarimento con quell'amica di cui ho parlato nel post precedente e da un paio di "coccole" che mi sono concessa prima di partire. Fondamentalmente, quello della mia amica non era altro che sommesso tentativo di attirare la mia attenzione e di richiederne ancora, in nome di un'amicizia che mi ha vista ricoprire il ruolo di confidente fidata e mentore in diversi momenti; mi sono ripromessa di provare a trascurarla il meno possibile da ora in poi. Per quanto riguarda gli sfizi che mi sono tolta, sebbene possano sembrare stupidi, si tratta di acquisti - e neanche troppo proibitivi, ma la soddisfazione è stata tanta: ho comprato online alcune magliette di gruppi che ascolto.
Che gruppi? Gruppi metal. Immagino che i miei orientamenti musicali fossero intuibili dai link che ho lasciato nel blog. Devo ammettere che si tratta ancora di una sonorità piuttosto morbida per i miei standard, ma ho trovato quella traccia degli Agalloch (e l'emozione che essa mi suscita) perfetta per questa pagina; ho scelto appositamente di confinarla in una sezione apposita perché so che non potrei incontrare i gusti di chi mi legge e l'idea che qualcuno potesse storcere il naso appena aperta la pagina mi disturbava. In futuro è probabile che cambi link e traccia, ma per il momento quella canzone resta il leitmotiv di questo tassello virtuale di me.
Come dicevo, non ho mai potuto comprare nulla del genere prima d'ora, per mancanza di mezzi ed in modo particolare per via dell'avversione che i miei (specie mia madre) hanno sempre avuto contro tutto quelle che non fosse aderente all'immagine per loro più idonea alla loro unica figlia. Non sono mai stata del tutto libera di scegliere come presentarmi al mondo: sono stata pesantemente influenzata dal giudizio di un padre ipercritico e di una madre spaventata dal cambiamento. Ho sempre avuto dei gusti sobri di mio, ma non nascondo che di tanto in tanto mi sarebbe piaciuto concedermi il capriccio di avere qualcosa che potesse anche non incontrare la loro approvazione; ergo, arrivo a poco meno di due mesi dal mio ventunesimo compleanno a poter acquistare una canottiera nera con una scritta stampata con un font illeggibile per i più. E' una cosa davvero frivola, lo so, ma mi rende felice.
Ho sempre nascosto i miei gusti in fatto di musica, così come molte altre cose, non trovando nessuno tra le mie amicizie con cui condividerli, né potendone parlare con i miei; nel caso specifico della musica, ho rinunciato a molti concerti a cui sarei voluta andare e per quei pochi a cui ho presenziato ho dovuto inventarmi piani e menzogne ben congegnate. La musica - che piace a me - è un argomento tabù, davanti a mia madre (mio padre si disinteressa interamente della mia persona fatta eccezione per gli studi, ma avrò modo di parlarne prossimamente): quelle poche volte in cui c'è stato un tentativo di approccio da parte mia, sono stata investita da domande preoccupate e da conseguenti pressioni affinché non mi lasciassi "traviare". Il metal è un genere molto bistrattato da chi non lo bazzica: è facilmente stereotipato, specie per i presunti riferimenti al demonio, che non nascondo esistere in alcune sue branche; insomma, agli occhi e alle orecchie di molti risulta un genere musicale per disadattati e menti perverse.
Che dire, io sono un'aspirante medico appassionato di metal ed ho ancora la fedina penale pulita... Non mi reputo una persona pericolosa, né una così cattiva influenza, pur amando le percussioni incalzanti, il suono graffiante di alcune chitarre elettriche, il growl, lo scream ed anche i testi dalle tinte fosche o dai riferimenti atipici e lontani. In quei suoni ritrovo qualcosa di me. E' liberatorio ed appagante. Che siano cantate con una parvenza di rabbia o di entusiasmo, quelle sono le note che mi sento vibrare dentro la maggior parte delle volte. Che siano riff frenetici o manieristici, quello è lo strumentale che fa da colonna sonora alle mie giornate. E' uno squarciagola di sentimenti, sentimenti che mi appartengono.
Martedì andrò ad un concerto insieme ad un ragazzo con cui ho preso accordi da qualche mese tramite un social network. Non si tratta di gruppi per cui oggi stravedo, nonostante li ascoltassi qualche annetto fa, ma un passaggio gratis e la prospettiva di una serata che possa spezzare le mia routine mi hanno fatta cedere. Si tratta di un esperimento già riuscito in passato ed ho intenzione di replicare anche in futuro: sono piuttosto cauta in fatto di conoscenze online ed osservo sempre per qualche tempo il comportamento di chi ho davanti prima di accettare. Prenderò le mie misure cautelative avvisando della cosa un'amica di qui, come ho fatto in precedenza, ma sono certa che non ci saranno problemi.
Chissà che non possa diventare il presupposto per una nuova amicizia.
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RispondiEliminaCome ho detto, non posso negare che alcune branche del metal facciano l'occhiolino all'occulto e a quanto verrebbe etichettato da una società (specie se influenzata da un particolare credo religioso, come lo è quella italiana nella media) traviante, ma parlando da chi può avere una prospettiva interna a questo mondo, posso assicurare che ne esistono altrettante lontane da qualsiasi riferimento di tal genere. Proprio ora sto ascoltando in diretta una radio dedicata al folk metal, che è quanto di più allegro, frizzante e divertente ci sia, a mio dire.
EliminaIl fatto che tu li (/ci?) possa trovare assurdi non mi stupisce: è difficile capire una passione, che diventa spesso e volentieri una mania o una ragione di vita per alcuni veterani, se non ci appartiene.
Gli Agalloch sono delle vere chicche. Li feci ascoltare a delle mie amiche che non bazzicano il genere e la reazione fu migliore del previsto.
Spero ti piacciano, buon ascolto. :)
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EliminaTemo che la prospettiva di una nuova amicizia, almeno in tempi medio-brevi, sia leggermente sfumata. Una ragazza sola ad un concerto metal è atipico, una ragazza già impegnata insieme ad un ragazzo che non si possa definire ancora amico ad un concerto metal è un po' improbabile, ma così è stato. Mi è sembrato di captare un che di delusione da parte sua quando ho accennato all'argomento in risposta ad una sua domanda. La genesi di questa improvvisata risale a mesi e mesi fa, quando feci un appello di carpooling per un concerto che mi interessava molto più di quest'ultimo; risposero in due, tra cui il ragazzo che mi ha gentilmente scortata e riaccompagnata a casa, ma per via di una serie di contrattempi, da tre ci trovammo in due. Così, ha riproposto la cosa di sua iniziativa ed ancora una volta non siamo riusciti ad organizzarci. E' stato gentile e cortese, ma qualcosa mi dice che non verrà a cercarmi di nuovo. Mi ritengo comunque molto fortunata.
RispondiEliminaLaura, non ho pensato che volessi giudicare, ma avrei tollerato e compreso dato che a mia volta mi trovo davanti a dei comportamenti e a dei clichès che mi strappano un sorriso (e ti confesso che la maggior parte delle volte riguardano quelli che a cui calzerebbe a pennello la definizione di metallari "duri e puri"). Mi rincuora che tu possa capire.
Anche io sono stata sempre piuttosto restia ad etichettarmi, ma ultimamente non storco più il naso se qualcuno lo fa, dato che ritengo di essermi quasi fossilizzata sul genere e di non dispiacermene molto; oltretutto, rispetto a qualche anno fa, sono diventata molto più curiosa e affamata di novità che riguardino questa (sub)cultura.
Al prossimo post (e cambio di brano). :)