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venerdì 16 maggio 2014

Le ombre di Maggio

Era inevitabile, lo sapevo e l'avevo anche anticipato. La mia assenza è dovuta principalmente allo studio e al non potere (e volere) abdicare a quel poco di vita sociale che mi resta quando chiudo i libri.
Che cosa ha fatto la cacciatrice di aurore in queste ultime settimane? Nulla di diverso da quello che fa da due mesi a questa parte, fondamentalmente. L'unica novità, se così si può dire, è il ritorno della frenesia notturna, accompagnato all'abuso di taurina e cafferina per riportarmi in pari con l'orologio del mondo fuori dalla porta di casa. Mi animo di notte, mi risveglio, è più forte di me.
I rapporti affettivi che dovrebbero essere coordinate sulla mappa della mia esistenza hanno la consistenza degli stuzzicadenti e come tali mi pungono il cuore. Guardo mia madre e provo compassione per entrambe, nel sapere che io non la sento vicino a me quanto lei - credo - vorrebbe; mio padre è una maciata di secondi che non raggiunge il minuto sul display del mio cellulare, un ripetersi meccanico e insipido di frasi che sanno di amore atrofico; A. è un abbraccio che non mi manca a distanza di giorni, un sorriso che forzo sulla bocca per paura di dire la verità. Persino il cibo che cerco continua a sapere di surgelato, di artefatto, di bisogno posticcio, eppure in questa misura non mi disturba. Mi piacerebbe che l'insipidezza dei miei pasti restasse prigioniera del cerchio bianco del piatto, senza sconfinare nella mia vita rendendola una minestra annacquata. L'attesa di questi ventun anni di vita si colora di grigio, mentre io spero sempre nel dirompere del verde, nello sbocciare del rosso.
Vivere nell'ombra forse non è quello per cui sono nata, ma non riesco ad appagarmi delle luci più a me vicine, che sembrano fredde, estranee; se non fosse per quelle poche amicizie universitarie in mezzo ad un mare di conoscenze inutili, potrei dire di essermi di nuovo persa: grazie a pochi sprazzi chiari riesco a mantenere fissa la direzione verso cui procedo, vincendo sulla voglia di guardami indietro e di arrendermi allo scuro.
Curiosamente, negli ultimi giorni sono incappata in qualcuno che, nella grandezza della ragnatela virtuale, pensa che io possa essere in grado di essere un piccolo sprazzo di luce: uno scrittore professionista. In quasi dieci anni di rapporti con il macrocosmo di internet, passati a bazzicare forum, siti di scrittura o musica e playbychat nei momenti di noia profonda, posso dire di aver salvato solo una persona tra tante, G., un ragazzo che un giorno mi piacerebbe incontrare: sono quasi passati otto anni dal nostro primo contatto, eppure sento che non è ancora arrivato il momento di consolidare un'amicizia con lui. Vorrei tornassimo a cercarci assiduamente come i primi tempi, cosa che da un paio di annetti a questa parte succede sempre di meno - che sia il presagio della morte di un'altra stella lontana? Chi lo sa. La cosa che mi colpisce di quest'ultimo "corrispondente virtuale" - io li ho sempre chiamati così - è il suo modo d'interazione: da ottimo lettore, di animi e non, si espone poco, sebbene lasci intendere l'esigenza di sfogarsi. E' stato lui a lasciarmi il suo contatto, intimandomi di scrivergli se ne avessi avuto piacere, perchè lui per indole non l'avrebbe fatto. Dopo le prime volte due volte, ho notato un sensibile cambiamento, un progressivo lasciarsi andare, che tuttavia si arresta puntualmente ogni qual volta si rende conto di essere sotto i riflettori. Si nasconde dietro uno pseudonimo che si trascina dietro numerose pagine, interviste, discussioni su svariati forum nel mare di internet: grazie a quello sono risalita alle sue opere, ho acquistato il suo primo (e per ora ultimo) romanzo e l'ho letto tutto d'un fiato. Mi è servito a capire ancora di più quanto non riesca a dire apertamente, per il momento. E' come se reprimesse una sua profonda necessità, giustificandola con il bisogno di trovare un confronto/scontro produttivo con l'altro, ponendolo al centro il più possibile. Sento della sofferenza repressa, che gratta sulla sue frasi, che vuole uscire, ma che trova barriere troppo dure per essere infrante.
Strana la rete, bizzarra. Espone alla luce l'ignoranza più crassa ma sa nascondere nei piccoli anfratti delle chat il buio della vita.



"Apart from the others I walk a path that has been forsaken by the sun."

1 commento:

  1. Cara Sòlstafir,
    finalmente riesco a seguirti. Non so perchè ma Blogger mi ha dato problemi per svariato tempo: non mi permetteva di "seguire" nessuno. Ora, finalmente, gli eroi ce l'hanno fatta. Forse la mia supposizione è infondata, ma credo che tu abbia cambiato indirizzo blog (di conseguenza anche nome)? Perchè non ho alcuna rimembranza del tuo nick. O forse sono io che mi sto rimbambendo (il che è più plausibile).

    Hai uno stile di scrittura davvero molto attraente: mi è piaciuta molto la metafora del piatto bianco. Assolutamente fantastica.

    Spero di rileggerti presto.

    Un abbraccio virtuale,
    Val.

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