Ho lacrime da vendita all'ingrosso, da carta assorbente in un rotolo formato famiglia nella casa di un single. Quando me le asciugo ci lascio sopra tutti i buoni propositi di qualche minuti prima: il trucco ben fatto, il sorriso che mi si scioglie in faccia insieme al mascara. Mi lavo con l'acqua di un oceano che non sapevo di essere.
Proprio oggi che dovrei tornare a casa ho iniziato la giornata con una telefonata al vetriolo con mia madre. La sua voce stamattina mi aveva già fatto presagire che sarebbe successo qualcosa di simile: riconosco quel tono come il pescatore riconosce il libeccio. In questi casi, non esiste marea o satellite che possa salvarmi: so che le acque si alzeranno ed io dovrò resistere e tenermi a galla. A volte ci riesco, molte altre no.
Dovrei prendere il treno tra un'ora e non so con che forza mi trascinerò fuori casa, ma devo farlo. Lo faccio per vedere lei, che la sera prima mi dice di sentirsi sola e di non avere nessuno, per poi urlarmi il giorno dopo di non tornare; lo faccio anche per mio padre, che mi dice di tenere sempre il telefono acceso e di chiamarlo per poi parlarmi 25 secondi contati la sera, quando esce da lavoro.
Avrei voglia di rifiondarmi nel letto, dormire sul fondo di un oceano di niente, avvolta in qualche bel sogno. Vorrei una luna che scandisce dei ritmi certi e regolari nella mia vita. Mi dispiace dover mettere che l'unica luce che riesco ad immaginare in grado di darmi i ritmi costanti delle maree sono proprio io. Non penso ci sia nessun'altro che possa farmi da faro, in questo momento della mia vita. Sento l'urlo del mare in tempesta nella testa, l'infrangersi dei flutti tra i pensieri più spigolosi e mi dico che non è giusto che io possa diventare una naufraga per colpa di altri. Dovrei avere la forza di quel disco d'argento, per decidere da sola quando alzare la testa o farmi sommergere.
Elle ouvre sa danse hypnotique, et absorbe mon regard décoloré.
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