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sabato 12 aprile 2014

I labirinti dei muti

Questo fine settimana resto qui, a casa mia. Mia madre dovrebbe venirmi a trovare a ore e ci siamo sentite per telefono poco fa. Come ogni volta, non ha potuto non ripetermi quella solita maledetta frase, l'unica frase che non mi sento mai dire da nessun'altro: "Beh, ma che fai, non dici nulla?".
Perché queste parole mi mandano in bestia? Perché sono inutili.
Io sono un'ottima ascoltatrice, ma non mi ritengo una persona incapace di comunicare: non ho difficoltà ad esprimere la mia opinione, specie se viene richiesta. Il punto è che quando mi trovo davanti a fiumi in piena di parole, racconti, lamentele, problemi, dubbi, preferisco non interrompere il loro corso. Non mi piace interrompere l'altro, dato che per prima non amo che venga fatto con me. Mia madre questa cosa non la capisce: io sono sempre stata abituata a farmi carico delle sue parole, anche a discapito delle mie. Quest'abitudine mi ha portato ad abituarmi a sacrificare le mie, che in certi casi non avrebbero alleggerito la conversazione, ma avrebbero trascinato a picco entrambe; ho imparato a non parlare dei miei veri problemi, a non vomitarle addosso il male che ho dentro in sostanza. Ascolto tutto quello che ha da dirmi, dal pettegolezzo allo sfogo d'esasperazione. Mi perdo nelle sue parole, cercando in me quelle più adatte per rispondere all'arrivo del silenzio, del mio turno. Solo che non capisce e spesso, troppo spesso, se oso interrompere, non vengo nemmeno considerata. A volte è difficile farsi ascoltare da lei, davvero molto difficile, tanto che per molte, moltissime cose, ci ho rinunciato: vaglio le informazioni in modo che arrivino il più blande e tollerabili possibili. Le rare occasioni in cui mi sono aperta sono state in particolari momenti di debolezza o di rabbia da parte mia, momenti in cui ormai i fatti a cui facevo riferimento erano cosa di ieri lontani. 
Quando mi fa notare come io non parli quando la sto semplicemente ascoltando, mi sento in debito con me stessa. Ho sbagliato io, probabilmente: non avrei dovuto affezionarmi alle bugie e alle mezze verità, tantomeno ai silenzi, eppure sono convinta che se avessi iniziato anche io a farmi sorda alle sue parole le cose non sarebbero andate meglio tra noi.
Così, lei chiede meno, io ascolto molto. Quando finisce di parlare ed io ho risposto, quando l'asse della conversazione si potrebbe spostare verso di me, lei chiude, anche per causa mia: io a quel punto ho già perso più la voglia di parlare di me, specie se si tratta di lamentarsi o di aprire la porta dei miei turbamenti, delle mie insoddisfazioni. Le farei del male, la avvilirei ancora di più e mi sentire in colpa.
Ci sono talmente tante frasi mai nate, tanti pensieri aggrovigliati in quei miei silenzi o nelle sillabe che libero per dare una buona risposta, che se dovessi ripercorre tutto dall'inizio alla fine, mi ci perderei. Sono in un labirinto, mettiamola così. So di potermi perdere ma non cerco nessun filo di Arianna. Non ne ho bisogno. 
Ecco perché ho aperto il blog: qui possono rintanarmi con le mie ombre e perdermi nel labirinto senza timore. 
Un'altra cosa che mi aiuta parecchio è camminare senza meta. Amo farlo lungo il fiume della città che da due annetti mi ha adottata, magari all'imbrunire, quando la luce carezza l'acqua in un modo tutto suo. Mi piace pensare di affidare a quello scorrere tutto quello che ha bisogno di essere liberato e magari non ha trovato ascolto. E' come se una parte di me viaggiasse verso una direzione sicura.


"Ce soir sans doute mon ame,
asservie, usèe par les bas chagrins,
sentira le besoin de fuir sa prison de chair."

Vi lascio una canzone che io definirei "romantica", nel senso letterario del termine. Questo spazio è un rifugio per riflettere: c'è bisogno di qualcosa di conciliante. Il blog è nato con un suono ben preciso e per ora voglio continuare sulla stessa frequenza. Non credo metterò mai qualcosa di eccessivo (considerati i mie gusti) visto che mi piacerebbe arrivare a chi mi legge, se non con le mie parole, almeno con la musica che scelgo.
Buon ascolto.





1 commento:

  1. Ti capisco, anche a me risulta molto difficile esprimere quello che ho dentro liberamente, in compenso sono molto brava ad ascoltare e a dare consigli. Sono molto più lucida sulle vite degli altri che sulla mia e anche con gli amici riesco ad ascoltarli per ore e a dire loro sempre le parole che vogliono sentire, peccato che poi quando c'è qualcosa che fa stare male me non riesco a parlarne, mi sento anche stupida le poche volte che provo a raccontare qualcosa di me, mi sembra sempre che i miei problemi siano più frivoli ed inutili di quelli altrui e che non dovrei vessare gli altri con le mie sciocche paranoie.
    Quindi, insomma, capisco perfettamente la sensazione del labirinto di parole non dette e sono anche sicura che se potessimo sfogarti staremmo molto meglio.
    Purtroppo dal telefono non riesco a vedere il link della canzone ma la ascolterò quanto prima, un grosso bacio!

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