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mercoledì 16 aprile 2014

Soli di mezzanotte

Spero che a qualcuno di voi sia capitata una cosa simile. Solo chi è riuscito ad andare contro corrente fino alla meta può capire la soddisfazione che mi porto dentro da due giorni.
L'ho sempre visto seduto in ultima fila, in alto, isolato da tutti. Inizialmente anche io l'ho sfottuto, lo ammetto: silenzioso, schivo, fatta eccezione per quelle sue domande a volte fin troppo cavillose per sembrare importanti persino agli occhi dei professori.
La macchietta del corso, ecco. S.
Avrà parlato rare volte con due, tre ragazzi nel giro di due anni. Io invece sono stata la prima ragazza ad andargli a parlare, a cercarlo e stanarlo. Ho dovuto aspettare a lungo prima di avere un buon pretesto, ma non me ne pento.
Non fraintendetemi: non mi sento attratta da lui, non mi passa nemmeno per la testa considerando che ho già un ragazzo, ma sono sempre stata incuriosita dal suo comportamento che agli occhi di tutti sfiora la sociofobia; sono sempre rimasta fermamente convinta che valesse la pena parlarci. No, non è neppure la voglia di far la cosiddetta  "crocerossina", perchè, per quanto io ambisca a poter curare e salvare il corpo di qualcuno una volta laureata ed abilitata, non mi sognerei mai di stravolgerne l'indole: non voglio aiutarlo a diventare "come gli altri", nè mi aspetto che lui lo faccia. Mi interessa capire chi è l'unica persona che tutti conoscono ma che nessuno si ferma a guardare.
Così l'ho fatto. L'ho avvicinato mentre la classe era decimata per via di una pausa tra una lezione e l'altra, proprio perchè so che lo avrebbe (e mi avrebbe) infastidito essere osservati. Quando ho iniziato a parlargli, ho letto tra le sue labbra un sorriso di stupore trattenuto a fatica: non se lo aspettava. Ho chiesto, mi ha risposto, sono anche riuscita a farmi dare il suo indirizzo email e a fargli ritirare il mio. La sera stessa gli ho scritto e lui ha risposto: posso dire di avere avuto qui la prima conferma di un mio grande sentore, ovvero che gli venga più facile esprimersi per iscritto, magari se supportato da un display (visto che anche in università non se ne stacca mai). E' stato così disponibile da proporre anche una soluzione per un problema logistico interno alla classe. Insomma, la rivelazione che sospettavo. Oggi è addirittura sceso dalla sua ultima fila per venirmi a parlare, in un momento in cui non avevo nessuno intorno: nulla di trascendentale, in fondo si trattava di un'altra questione organizzativa per dei laboratori che dovremo fare.
E' da conoscere meglio. Spero di avere ancora occasione di parlargli.
Per quanto delle urla acute e delle percussioni mi abbiano sfondato i timpani fino a pochi minuti fa, vi lascio una canzone leggermente più ritmata e allegra rispetto alle precedenti: credo possa comunicare alla perfezione questo piccolo apostrofo di luce degli ultimi due giorni. Ai Sòlstafir devo l'ispirazione per il mio moniker: letteralmente, dovrebbe significare qualcosa come "Raggi crepuscolari".


I miti che sfatiamo nei momenti più scontati delle nostre giornate sanno di conquista e di vittoria.
Vi auguro che possiate presto compiacervi di qualche vostra piccola crociata personale e sentirvi più forti.



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